← Tutte le storie5 Settembre 20233 minuti
Forza maggiore: dove finisce l’amore ed inizia l’egoismo
Östlund non è arrivato a caso a costruire un film che assomiglia tremendamente ad un attento studio antropologico, uno scavo millimetrico nelle nostre paure più ataviche che, se fatte in qualche modo “brillare”, possono tirar fuori egoismo, o, se vogliamo chiamarlo diplomaticamente, mero istinto di sopravvivenza. Incuriosito dal racconto di alcuni amici (in vacanza in Sudamerica, i due hanno subito un aggressione da un uomo armato: il marito è scappato, lasciando sola la moglie), il regista si è appassionato alla questione e ha consultato un archivio di 18 disastri marini avvenuti nell’arco di tre secoli. Il risultato? Nonostante di solito si dica “prima le donne ed i bambini” sono i maschi adulti, in percentuale, a sopravvivere di più. Ha inoltre scoperto come sia statisticamente molto diffuso il divorzio tra coppie che hanno assistito insieme ad una catastrofe e sono sopravvissute. Da qui l’idea di fare un film su questo argomento: dove finisce l’amore ed inizia l’egoismo? Ebba e Tomas fanno entrambi finta di niente dopo l’accaduto, ma niente può essere come prima: la crisi serpeggia, si insinua negli sguardi, disturba le conversazioni, rischia di esplodere.
Goffredo Fofi su Internazionale, ha definito il regista svedese uno dei pochi eredi di Ingmar Bergman, chiarendo bene le opportune differenze: “Östlund non ci appare così pessimista sull’uomo come infine era Bergman, i suoi scavi nella pochezza del protagonista (e sulla pochezza morale degli uomini rispetto a quella delle donne) sono meno radicali, attenuati da una volontà di comunicazione e di messaggio (di spiegazione, di fluidità narrativa, di coinvolgimento degli spettatori) alla quale Bergman sapeva resistere, spietato verso se stesso come verso i suoi spettatori.”
Nonostante il clima sia sempre teso, il film è disseminato di spunti ironici, affidati per la maggior parte alla coppia di amici/specchio, Mats (Kristofer Hivju) e Fanni (Fanni Metelius), che sono chiamati a giudicare l’evento, e le loro relative reazioni, e trova una catarsi completa nel bellissimo e sorprendente finale, girato nei tornanti del Passo dello Stelvio in Italia. Se Bergman era spietato, Östlund ha ancora un po’ di fiducia nell’essere umano. E noi, compiaciuti, sorridiamo insieme a lui.